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“Te lo sei attratto”: colpa, destino e lo sguardo delle Costellazioni Familiari

Nel mondo della crescita personale si sente spesso ripetere la frase: “Hai attratto quella situazione”.

Quando la vita sembra andare nella direzione giusta, questa affermazione può risultare rassicurante. Dà un senso di potere personale, di coerenza e di controllo. Ma quando viene pronunciata davanti a eventi dolorosi, una malattia, un incidente, una violenza o una perdita improvvisa, cambia completamente significato. Non edifica più, ma, al contrario, ferisce.

Perché in quei contesti, anche se non viene detta apertamente, la parola che risuona è sempre la stessa: colpa.

Ed è qui che molte persone giustamente si ribellano. Perché nessuno desidera un trauma. Nessuno sceglie consapevolmente la sofferenza e nessuno vuole essere colpito da un destino che stravolge la vita.

Le Costellazioni Familiari, se comprese nel loro senso più profondo, non sostengono affatto l’idea che una persona “si attragga” ciò che le accade. Anzi, offrono uno sguardo radicalmente diverso, molto più ampio, e spesso anche più scomodo, rispetto a quello a cui siamo abituati.

Uno dei nodi centrali da sciogliere è proprio il significato della parola colpa.

Nel linguaggio quotidiano, la colpa è legata all’azione individuale. Qualcuno ha sbagliato, qualcuno avrebbe potuto fare diversamente, qualcuno è responsabile. È una colpa che giudica, separa e condanna. È una colpa che appartiene all’Io.

Nelle Costellazioni Familiari, invece, la colpa non ha questa connotazione morale. Non indica chi ha torto e chi ha ragione. Non serve a punire né a correggere.

Qui la colpa è semplicemente ciò che non è stato visto, non è stato riconosciuto, non ha avuto un posto.

È una colpa sistemica, non personale.

Questo passaggio è fondamentale, perché senza questa distinzione le Costellazioni rischiano di essere fraintese e persino usate in modo dannoso.

Per comprendere davvero questo approccio, è utile distinguere due livelli di coscienza.

Il primo è la coscienza personale, quella con cui viviamo la nostra vita quotidiana. È la coscienza che regola il senso di appartenenza, che distingue il giusto dallo sbagliato, che protegge l’immagine che abbiamo di noi stessi e del mondo. A questo livello, l’idea che qualcuno possa “volere” un trauma è semplicemente inaccettabile. E lo è a ragione.

Dire a una persona, che ha subito una malattia o un abuso, che “se l’è attratto” non è una verità scomoda: è una violenza ulteriore e fine a se stessa.

Esiste però un altro livello, che Bert Hellinger ha chiamato coscienza spirituale. Questo livello non ragiona in termini di morale individuale. Non giudica, non punisce e nemmeno premia. E soprattutto non è orientato al benessere del singolo, ma all’equilibrio del sistema nel suo insieme.

La coscienza spirituale ha un unico movimento: l’inclusione.

Tutto ciò che in un sistema familiare è stato escluso, persone dimenticate, eventi traumatici, destini difficili, colpe non riconosciute, vittime ignorate etc…, tende, prima o poi, a riemergere. Ma attenzione: non lo fa per punire qualcuno, ma perché ciò che è stato lasciato nell’ombra chiede di essere visto.

Da questa prospettiva, dire “me lo sono attratto” è una semplificazione fuorviante (e offensiva).

Nelle Costellazioni non si parla di attrazione, ma di coinvolgimento.

Una formulazione più fedele potrebbe essere: “In me si è manifestato qualcosa che appartiene a un sistema più grande di me”. Oppure: “Questo non nasce dalla mia volontà, ma mi ha attraversato”.

Con questo sguardo, l’Io resta innocente, il dolore non viene spiritualizzato e la persona non viene colpevolizzata.

Un altro aspetto che emerge spesso nel lavoro sistemico è che i destini più pesanti non vengono necessariamente portati da chi è più fragile, ma da chi è più legato. Da chi, inconsciamente, è disposto a farsi carico di ciò che altri non hanno potuto o saputo portare.

È come se, a un livello molto profondo, qualcuno dicesse: “Se questo dolore appartiene alla mia famiglia, allora lo porto io”.

Questa non è attrazione. È lealtà invisibile. Una lealtà che nasce dall’amore e dal bisogno di appartenenza, non dalla colpa.

È importante chiarire con grande onestà cosa fanno, e cosa non fanno, le Costellazioni Familiari. Le Costellazioni non guariscono dalle malattie. Non risolvono magicamente i problemi. Non cancellano i traumi. Non sostituiscono cure mediche o percorsi terapeutici.

Il loro valore sta altrove.

Offrono un punto di vista più ampio, che permette alla persona di vedere la propria storia inserita in un contesto più grande. Uno sguardo che aiuta a distinguere ciò che è veramente proprio da ciò che è stato portato per amore, per lealtà o per appartenenza.

A volte questo sguardo consente di restituire pesi che non ci appartengono. Altre volte permette semplicemente di smettere di lottare contro ciò che non può essere cambiato.

Le Costellazioni non cambiano il passato. Cambiano la posizione interiore da cui lo guardiamo.

E in alcuni casi, questo è sufficiente per respirare di nuovo. Per liberare energia rimasta bloccata nel tentativo di riparare qualcosa che non era riparabile. Per posare, finalmente, un peso che non avevamo mai scelto, a livello conscio, di portare.

Se una visione spirituale aumenta il senso di colpa, allora non sta servendo alla vita.

Le Costellazioni Familiari non chiedono di assumersi responsabilità impossibili, ma di ridimensionare l’Io e riconoscere che non tutto ciò che accade parla di noi come individui.

Alcune cose non sono da capire, non sono da giustificare. Possono solo essere guardate da uno sguardo un po’ più ampio. E, a volte, questo basta per tornare a stare al proprio posto.

Mi rendo conto che, a volte, sia più semplice dire “l’ho attratto io”. È capitato anche a me di farlo. D’altronde, nel linguaggio di tutti i giorni, mettersi a dire ogni volta “in me si è manifestato qualcosa che appartiene a un sistema più grande” oppure “questo non nasce dalla mia volontà, ma mi ha attraversato” rischia di creare più distanza che comprensione.

Quello che conta, però, è non dimenticare cosa stiamo davvero dicendo. Ogni volta che usiamo questa semplificazione, o la sentiamo usare, è importante rimetterla subito nella giusta prospettiva, per non cadere, ancora una volta, nella trappola della colpa.

Se senti che una “colpa” ti sta bloccando, puoi prenotare una Costellazione Individuale con me oppure partecipare ai Laboratori di gruppo (trovi le date nella sezione “eventi”).

Ti abbraccio,

Greta

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